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Concorsi a base di like? NO GRAZIE

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Questo post è scritto e pensato e pubblicato a “blog uniti” oggi 15 settembre, per contestare quei concorsi a base di richieste di like su facebook o su altre piattaforme, che come spiegato qui sotto, contrastano con il concetto di concorso a base di bravura ma portano solo pubblicita’ a chi li organizza e rovinano amicizie ai partecipanti, alimentando un meccanismo di pubblicità avvelenata.
Avvelenata perchè i primi a cui questi concorsi non giovano sono proprio le aziende che li promuovono: raccolgono dei like vuoti, un tipo di utenza a cui non interessa il prodotto che gli si sta proponendo e che nel 90% dei casi toglie il like alla pagina non appena finisce il concorso dell’amico, mentre il restante 10% ignora la pubblicità successiva perchè, nel caso di fb, non si è anche iscritto alle notifiche.

Ci sono caduta anche io una volta, ingenuamente.
Provata l’esperienza di rompere le palle ad ogni persona che conoscevo, letteralmente come un telemarketer e vergognandomi come una scema per il disturbo che arrecavo, ho visto arrivare in finale ragazzotte che con piatti improponibili si sono aggiudicate i primi posti perchè avevano accesso ad un’intera scuola di coetanei e loro amici con un sacco di tempo libero.  
In questo modo si premia la faccia tosta di chiedere dei voti invece della bravura nel cucinare o nell’eseguire una fotografia. 

Perchè se mi metto in gioco e spendo tempo e risorse, pretendo di essere giudicata per quello che valgo e non per le mie amicizie. E questa è una cosa che vale in tutti i campi, non solo nei concorsi per i blogger, e per me è fondamentale.

Queste le mie considerazioni, e qui il “manifesto” di questa giornata, nata per esasperazione da una serie di commenti scambiati su facebook tra noi e diventati un movimento che coinvolge in questa giornata almeno 248 partecipanti.

Spero che lo leggiate fino in fondo, anche se è un po’ lunghetto:

Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli,
perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti:
non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha
la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la
richiesta di voto.
In certi momenti, poi, non se ne può davvero più:
è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti
che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a
cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in
concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono
attraverso quella richiesta.

Solo questo conta, la faccia tosta. E
se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei
concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia
oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto
sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai
sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.
Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non
potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente
riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state –
giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like,
non ci riuscireste. Ma fidatevi: cosi’ è e così sarà. Anche se non vi
pare.

Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che
puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene,
ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire
che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi
alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine
di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla
sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area
fiera.
Insomma, non se ne può più di questi meccanismi. E pare
proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo. E’ stata
sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di
poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia
di dire basta. Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta. Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo
stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i

produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto
meno mortificanti della caccia al like.