martedì 21 ottobre 2008

Vellutata di zucca autunnale. O meglio zuppa.

Questa sera sono stanca e sonnolenta. Molto sonnolenta.
A cena avevo bisogno di qualcosa che si cucinasse da solo.
Ho aperto il frigo e ho buttato in un tegame una cipolla bionda piccola, una carota, un paio di patate piccole e un quarto di zucca, di quelle verdone un po' schiacciate e piccole come questa qui. A dire il vero la mia era decisamente piu' arancione :D
Tutto tagliato pigramente a pezzi irregolari ma non troppo grossi, diciamo che una delle due patate piccole è entrata nel tegame tagliata in 4-5 pezzi e il resto pure.
un filo d'olio, lascio scaldare le verdure qualche minuto rigirando bene e poi copro con acqua a filo delle verdure. Mezzo dado vegetale e lascio sobbollire per una mezzora.
Giusto la mezzora che mi sono addormentata sul divano. Per fortuna ho quel qualcosa dentro che assomiglia ad un occhio vigile che mi ha ridestato giusto in tempo per trovare le patate e la zucca voluttuosamente sfatte :)
Passo tutto al mixer, et voila'.
In un piatto (caldo) con un filo di olio ligure e una spolverata di erbe provenzali. Ok ok, con dei crostini industriali ma non avevo pane avanzato :D

Adoro la zucca. Adoro la zuppa di zucca. E' uno dei miei piatti preferiti. Potrei mangiarne fino alla fine dei miei giorni...

domenica 19 ottobre 2008

Un po' di crafts - la vetrina

Come avevo accennato prima, ho prodotto in questo periodo anche un po' di cosucce per il negozio nuovo di mio fratello. Qui potete ammirare in tutta la loro meraviglia i miei due scaldacollo verde e grigio e la cuffia lilla e rosa.

Featuring also naturalmente le borse del laboratorio di pelletteria di mio fratello :D

Cliccare per ingrandire...



mercoledì 15 ottobre 2008

Ricordi culinari

Tra qualche minuto Sigrid, del Cavoletto di Bruxelles annuncera' chi ha vinto i premi del concorso "La ricetta dell'infanzia"
Ho avuto molte riserve nel pubblicare questo racconto che e' un pezzo di me, e che ero restia a condividere con tutto internet, e devo ammettere anche con la mia famiglia, che legge questo blog e che non avrei voluto coinvolgere in pezzi di storia cosi' personali.
Ma tant'e'.

Questo e' il racconto che le ho inviato per partecipare. Ho letto molti racconti simili al mio, che partecipano a questo concorso e ammiro il coraggio di mettersi in gioco e buttare letteralmente nel mucchio emozioni cosi' intime, in piazza. Non posso essere da meno. Ve lo regalo, qualunque sia il verdetto del concorso, e' un pezzo di me. :)


La mia famiglia: mia mamma, mio fratello e mia nonna materna. Mio papà ci ha lasciati quando avevo sei anni, per andare a vivere dall'altra parte del mondo con un'altra donna.
Non mi ricordo molto del periodo prima che se ne andasse ma ci sono dei flash, dei ricordi indelebili che mi sono rimasti impressi come se fossero appena successi, anche adesso che io ho la sua età quando se n'e' andato.
Abitudini ereditate inconsciamente, cosi' radicate, un po' per nostalgia e un po' perche' non riesco a lasciarle andare, che mi sembra di tradirlo, se per qualche motivo non ripeto i gesti allo stesso modo. Come condire l'insalata partendo dal sale, poi l'aceto e solo dopo aggiungere l'olio, oppure il modo di svuotare il filtro della caffettiera dall'acqua in eccesso prima di aggiugere il caffè. Ma una cosa su di tutte e' la mia ancora, il mio passaporta per un tempo dove la mia famiglia era diversa da come l'ho sempre conosciuta: il ricordo di una sera d'inverno, nel vecchio appartamento in via Marx.
E' buio, sarà anche un'ora abbastanza tarda, almeno per quanto puo' esserlo per una bambina di cinque anni. Non sono sveglia, ma non sto dormendo; mio fratello respira pianissimo nel lettino a fianco ed e' la sola cosa che sento, ma ad un tratto un rumore familiare di passi e la porta a vetri fra la zona notte e il salotto che io e Luca usiamo sempre per giocare all'ascensore, scricchiola un po'. So chi e', la mamma non fa tutto questo casino, non di notte. La mamma non scalpiccia a piedi nudi sul parquet, usa le ciabatte e soprattutto non gratta due unghie sulla porta della nostra cameretta come se fosse un segnale.
Io mi arrampico giu' dal lettino e corro in pigiama fuori dalla stanza, a testa bassa verso la cucina. Sono accese solo le luci sottopensili, arrivo a malapena al bancone e mi arrampico sullo sgabello aiutandomi con tutti e due i piedi sui ripiani a vista delle pentole.
Nella penombra mio padre appoggia la forchetta sul tavolo, sospira e mi dice: "Guarda". Io mi siedo composta in attesa di una qualche magia mentre lui prende dal ripiano in alto il pacchetto delle uova. Ne sguscia due dentro ad una ciotola insieme a un pizzico di sale e un po' di formaggio grattuggiato. Sembra un prestigiatore, muove le mani con gesti ampi e teatrali e io batto le manine cicciottelle. "Shhht che svegliamo la mamma!" Io mi porto le mani sulla bocca e ridacchio divertita.
La luce del frigorifero inonda i miei occhi ancora sonnolenti quando lui prende l'incarto azzurro delle scaloppine. Mi piace andare con la mamma a fare la spesa, per la carne mi porta dal macellaio nella via vicino alla scuola. E' un posto un po' buio e all'entrata ha la tendina a fili di plastica che ti frusta quando entri dietro qualcuna'ltro e ti rimane tutta addosso se non riesci ad entrare per la ressa. Nonostante questo pero' il signore alto con il grembiule immacolato e' sempre gentile con me e mi regala un cicciolo ridendo.
La farina dal pacchetto piove sul tagliere con uno sbuffo di polvere bianca, mentre con perizia mio padre distende le fettine di vitello una ad una sul lato libero del legno. Manca solo il pangrattato che lui tira fuori dallo stipetto in alto. "Sei pronta?" Io afferro una fetta di carne e la agito verso di lui come una coperta al vento. Il mio intento e' quello di appoggiarla distesa sulla farina, senza pieghe, ma non ci riesco, e lui ridendo la prende in consegna. "Impara bene questo adesso che e' importante" Io guardo attenta le sue mani che passano dalla farina, schiacciando un po' la fetta per farla aderire, alla terrina dell'uovo sbattuto, dove viene imbevuta velocemente come si fa quando si sciacquano i panni nel catino, velocemente e con vigore da tutti e due i lati. Adesso il pane grattuggiato, facendo attenzione che l'uovo non coli sul tavolo. Le fettine vengono impilate in un piatto man mano che passano dal tagliere al pan grattato osservo affascinata come è bravo il mio papà che non lascia nemmeno un pezzettino di carne scoperta dalla panatura.
Intanto accade un piccolo miracolo poco piu' in là: i tocchetti di burro che erano in padella, gialli, solidi, freddissimi dal frigo, non ci sono piu' e io che ogni volta cerco di capire come fanno a trasformarsi in quella roba liquida e schiumosa mentre io non guardo.
Le fettine scivolano in padella sfrigolando e io sono preoccupata più dell'odore che del rumore, che possa svegliare mia madre e farla precipitare qui per sgridarci. Il profumo si fa più intenso mentre con la forchetta papà gira una ad una le cotolette che cambiano colore come nel mio giochino con le padelle finte e la carne di plastica. Quando sono dorate, e anche un po' troppo colorite negli angoli, vengono tirate fuori dal fuoco e messe ad asciugare sullo scottex coi fiorellini "Mi raccomando, scottex sotto e sopra, vedi com'e' lucida?" Io assorbo in attesa di un domani tra vent'anni, di parti scambiate, di insegnarlo ai miei figli. Per ultimo, mio padre prende l'uovo rimasto e il pangrattato e forma una pastella che mette a friggere facendola colare dal piatto. "Questa e' una minifrittella per una frittellina" Io lo so che e' per me, è il mio premio per essere stata attenta e disciplinata. Nel buio della cucina papà mangia la sua cena, e mi dice tante cose che pero' ora non ricordo più. Io lo guardo e le ombre lo fanno sembrare altissimo e magrissimo nonostante la sua stazza. Mia madre alla fine si e' svegliata, entra in cucina accendendo i faretti che mi feriscono gli occhi e ci sorprende con un boccone di carne per aria. Come un video troncato la mia visione finisce qui, con la luce che oscura i contorni dei volti e della cucina. Non ricordo che successe dopo, se venimmo sgridati o se tornai a letto immediatamente. Sto ancora aspettandoli i miei figli, la vita non va sempre nel modo che vorresti, ma intanto serbo i gesti dentro di me come quella notte, ogni volta che preparo la cotoletta alla milanese.

sabato 4 ottobre 2008

Un po' di food - Il buffet


E' un po' di tempo che trascuro la sezione food effettivamente.... Per farmi perdonare ecco qui le ricette di quello che ho preparato per il Buffet dell'inaugurazione.

Per 6 mangioni:

Uova al roquefort

1 confezione da 10 uova medie
un etto e mezzo di formaggio roquefort
due cucchiai di panna fresca
prezzemolo e timo per decorare

Cuocere le uova per 10 minuti dal bollore (grado.. "sodo") e sgusciarle finche' sono ancora caldo-tiepide, si riesce piu' facilmente senza rischiare di romperle. Tagliarle a meta' e passare i tuorli attraverso le maglie di un colino per renderlo morbido. Aggiungere il roquefort tritato e mescolare bene per formare una crema, intanto aggiungere due cucchiai di panna liquida e pepe.
Riempire le mezze uova con il composto tramite il sac-à-poche con una bocchetta spizzata grande (cosa che io non ho fatto per mancanza di tempo). Spolverate con prezzemolo e timo tritati.


Salame ungherese alla paprika

12 fette di salame ungherese
1 etto e mezzo di ricotta di mucca
tre cucchiai grana padana grattuggiato
latte
paprika

Lavorare la ricotta a lungo con il grana, la paprika e latte quanto basta ad ottenere una crema spalmabile. Spalmare quindi le fette di salame con uno strato sottile di composto e arrotolarle. Fermarle con un stecchino.


Bresaola con caprino noci e aceto balsamico

12 fette di bresaola
3 caprini di capra (quelli lunghi, penso che pesino 80gr. l'uno)
una manciata di noci spellate
aceto balsamico
latte


Lavorare i caprini con il latte per renderli una crema, aggiungere le noci che avremo rotto a pezzi irregolari con le mani, aggiungere un cucchiaino di aceto balsamico. Riempire le fette di bresaola con un mucchietto di composto, richiudere la fetta come un fagottino e fermarla con uno stuzzicadenti.


Ed ora il vero re del banchetto: ha avuto un successo clamoroso, la ressa di gente per aggiudicarsi l'ultima fetta, ecco a voi le richiestissime....


Girelle di pollo alle erbe aromatiche

1 petto di pollo
3 fette di pan carre'
due cucchiai di grana padano
due cucchiai di latte
tre cucchiai di olio EVO (extra vergine oliva per chi se lo fosse mai chiesto)
un mazzetto aromatico di timo, maggiorana, salvia, prezzemolo, erba cipollina
uno scalogno piccolo (o una fesa d'aglio per un gusto piu' deciso)


Aprire o farsi aprire dal macellaio il petto di pollo a libro, e batterlo per rendere la fetta sottile.
Nel mixer tritare la mollica del pan carre' e raccoglierla in una ciotola. Mescolarla insieme alle erbe tritate finemente, al grana, al latte, all'olio e allo scalogno (o aglio) tritato molto fine.
Resistete alla tentazione di buttare tutto nel mixer, ci serve alla fine una sbriciolatura umida e non un pastone (come quello che si forma nel mixer mettendo tutto insieme a tritare..)
Spalmare questa sbriciolatura sulla fettina di pollo, e poi arrotolarla fermandola con degli stecchini. Infornare a 180° per 25 minuti in una terrina con un po' di olio e di erbe tritate, aggiungendo dopo 10 minuti un mezzo bicchiere di vino bianco o (come nel mio caso) cognac.
Far raffreddare, togliere gli stecchini e tagliare a fettine, da servire appena inumidite di un goccino di fondo di cottura (reperibile nella precedente teglia :D)

Buon appetito!!!
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