venerdì 19 settembre 2014

Milano Sake Festival

Domani e domenica presso i Chiostri dell'Umanitaria oltre 30 produttori di Sake vi aspettano per farvi assaggiare il meglio del mondo alcolico giapponese.
Finalmente a Milano un evento tutto dedicato a questo gustoso vino di riso, il primo del genere, sotto l'egida esperta dell'Associazione La Via del Sake, con panels, interventi sulla cucina, proiezioni...

L'ingresso è gratuito per gli associati, per tutti gli altri 15 € che coprono la quota associativa fino alla fine dell'anno, quindi potrete beneficiare di una serie di altri eventi in programma!
Per chi prenota da EventBrite in regalo un bicchierino da sake (fino ad esaurimento scorte!)

Trovate il programma qui sotto, ci vediamo li' domani!! :) 

Milano Sake Festival

20/21 settembre 2014 
Chiostri dell'Umanitaria - Via San Barnaba. 48, Milano - Mappa

Pagina ufficiale e programma: http://www.milanosakefestival.it/
Prevendita: https://www.eventbrite.com/e/biglietti-milano-sake-festival-12849622567


Hashtag: #MilanoSakeFestival - Per maggiori informazioni: info@laviadelsake.it




mercoledì 17 settembre 2014

Castella o Kasutera - Dolce giapponese -カステラ

Oggi parliamo di un dolce giapponese che si trova abbastanza spesso negli anime anche se viene riconosciuto erroneamente come pandispagna: la Castella o Kasutera (dalla traslitterazione giapponese) カステラ- si può effettivamente considerare un pan di spagna sebbe la consistenza sia leggermente diversa, soffice e spugnosa ma umida, non asciutta.
Il nome deriva dal fatto che i portoghesi arrivando in giappone nel sedicesimo secolo portarono questo dolce che ebbe subito grande successo, e venne chiamato pane di Castiglia, dalla regione spagnola donde proveniva, trasformatosi poi in Castella. 
Il nome Kasutera è semplicemente il modo in cui viene pronunciato Castella poichè nella lingua giapponese basata su fonemi il suono "ste" non esiste e quindi si pronuncia "su-te". :)

Amo questo dolce, mi riporta immediatamente a Kyoto, anche se il dolce in se' nella versione giapponese è specialità di Nagasaki.  Non è semplice arrivare a fare una Castella degna di tale nome, ma la pratica rende perfetti: mi raccomando provatela e imparatela bene perchè spesso viene utilizzata come base per altri dolci, come ad esempio un dolcino che vi posterò presto presto nella sezione "Studio Ghibli" :D

Vi servirà una tortiera rettangolare o quadrata di circa 20X20 cm, come quelle per le torte a piu' piani che potete trovare nei negozi specializzati per cake design, oppure potete costruirvene uno con il cartocino o la carta di un quotidiano, l'importante è che abbia i bordi alti, affinchè la torta cresca senza problemi. 
Un'idea geniale è usare gli stampi per il pane in cassetta!
In giappone viene cotta in stampi di legno ma noi ci possiamo arrangiare :)



Ingredienti:
100 gr farina di forza medio-alta
4 uova
100 gr zucchero
2 cucchiai di mirin
1 cucchiaio miele acacia o millefiori

Foderate lo stampo con delle strisce di carta forno (se usate lo stampo di carta di giornale, prima della carta forno foderate ulteriormente con alluminio) e accendete il forno a 160°. Usate forno statico oppure abbassate la temperatura di circa 15°.
Separate i tuorli dagli albumi e cominciate a battere questi ultimi con il frullino elettrico.
Quando avranno cominciato a diventare spumosi come nella foto qui sopra nella planetaria potete cominciare ad aggiungere lo zucchero in due o tre riprese, continuando a sbattere.
Procedete fino a montare gli albumi completamente a neve soda; aggiungete quindi un tuorlo alla volta mescolando a bassissima velocità, per una trentina di secondi fino a che non sarà incorporato.
Setacciate la farina due volte e poi aggiungetela al composto un po' alla volta. Mescolate piano.
Aggiungete il mirin e il cucchiaio di miele che avrete sciolto con un cucchiaio di acqua calda in modo che si amalgami più facilmente.
Mescolate sempre a bassa velocità per un minutino.

Prendete un colino abbastanza largo e fate cadere il composto nel colino sospeso sopra alla tortiera.
Aiutatevi con una spatola finche' tutto il composto sarà passato al setaccio.
Livellate con la spatola e poi fate cadere la tortiera da circa 10 cm per un paio di volte sul bancone, per fare uscire le eventuali bolle d'aria.
Infornate per circa 45 minuti, in ogni caso controllatela spesso e verso la fine verificate la cottura con uno spiedino infilato nel centro della teglia: se esce pulito e asciutto e' ora di tirarla fuori dal forno.
Sfornate e immediatamente fate sbattere la teglia sul bancone facendola cadere da circa 20 cm di altezza: questo previene che la torta si afflosci successivamente.

Preparate due strisce di pellicola trasparente incrociate abbastanza lunghe da avvolgere poi tutta la torta, in mezzo piazzate un quadrato (o un rettangolo a seconda della forma della torta!) di carta forno.
Lasciate raffreddare 10 minuti la torta e poi toglietela dallo stampo rovesciandola a faccia in giu' sulla carta forno.
Togliete lo strato di carta forno sul fondo e sui lati della torta (otterrete una superficie irregolare come nella foto qui sotto) e richiudetele la pellicola intorno.
Mettetela in frigo per almeno una notte.
Al momento di servire tagliate via i lati e dividete la torta in rettangoli, ricavatene poi delle fette con un coltello da pane (a seghetto) per non rovinarla.

Servite con un the verde alla giapponese, scuro intenso e senza zucchero!

Ittadakimasu!!






lunedì 15 settembre 2014

Concorsi a base di like? NO GRAZIE


Questo post è scritto e pensato e pubblicato a "blog uniti" oggi 15 settembre, per contestare quei concorsi a base di richieste di like su facebook o su altre piattaforme, che come spiegato qui sotto, contrastano con il concetto di concorso a base di bravura ma portano solo pubblicita' a chi li organizza e rovinano amicizie ai partecipanti, alimentando un meccanismo di pubblicità avvelenata.
Avvelenata perchè i primi a cui questi concorsi non giovano sono proprio le aziende che li promuovono: raccolgono dei like vuoti, un tipo di utenza a cui non interessa il prodotto che gli si sta proponendo e che nel 90% dei casi toglie il like alla pagina non appena finisce il concorso dell'amico, mentre il restante 10% ignora la pubblicità successiva perchè, nel caso di fb, non si è anche iscritto alle notifiche.

Ci sono caduta anche io una volta, ingenuamente.
Provata l'esperienza di rompere le palle ad ogni persona che conoscevo, letteralmente come un telemarketer e vergognandomi come una scema per il disturbo che arrecavo, ho visto arrivare in finale ragazzotte che con piatti improponibili si sono aggiudicate i primi posti perchè avevano accesso ad un'intera scuola di coetanei e loro amici con un sacco di tempo libero.  
In questo modo si premia la faccia tosta di chiedere dei voti invece della bravura nel cucinare o nell'eseguire una fotografia. 

Perchè se mi metto in gioco e spendo tempo e risorse, pretendo di essere giudicata per quello che valgo e non per le mie amicizie. E questa è una cosa che vale in tutti i campi, non solo nei concorsi per i blogger, e per me è fondamentale.

Queste le mie considerazioni, e qui il "manifesto" di questa giornata, nata per esasperazione da una serie di commenti scambiati su facebook tra noi e diventati un movimento che coinvolge in questa giornata almeno 248 partecipanti.

Spero che lo leggiate fino in fondo, anche se è un po' lunghetto:

Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli, perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto.
In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.

Solo questo conta, la faccia tosta. E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.
Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: cosi’ è e così sarà. Anche se non vi pare.

Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene, ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.
Insomma, non se ne può più di questi meccanismi. E pare proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo. E’ stata sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia di dire basta. Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta. Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like.

mercoledì 10 settembre 2014

Involtini saporiti "Sud e monti" - Capocollo di Calabria DOP


Quando ho pensato come potevo utilizzare il Capocollo di Calabria DOP ero decisa a creare una "ricetta" e non un semplice abbinamento come potrebbe sembrare più semplice e sbrigativo. Diciamoci la verità, il capocollo è buono così com'è affettato con un po' di pane, ed ha un gusto intenso e protagonista, quindi non è stato proprio facile cercare ingredienti che lo esaltassero al meglio.

Alla fine sono giunta alla conclusione che dovevo metterci dei sapori tondi e voluttuosi, che bilanciassero il sapido del salume ed ecco qui la mia ricetta, con i funghi porcini e il formaggio filante avvolti dal capocollo e da una sottile fettina di vitello. Spero vi piaccia. :)

 Ingredienti per 2 persone: 

16 fettine di Capocollo di Calabria DOP
4 fettine sottili di vitello (tipo carpaccio ma un pochino piu' spesse)
una fetta alta 1cm di fontina 
una manciata di funghi porcini secchi di qualità 
1 dito di vino bianco
sale pepe e due cucchiai di olio d'oliva extravergine

Reidratate i porcini in una tazza di acqua tiepida per circa mezzora.
Strizzate metà dei porcini e fateli saltare velocemente in una padella con un cucchiaio d'olio e sfumate con un po' di acqua dei porcini. Fate asciugare e raffreddare.
Disponete 4 fette di capocollo per formare uno strato come nella foto qui sotto e appoggiatevi sopra una fettina di carne. Tagliate la fontina a listarelle e mettetene un paio sulla carne, affiancate da una cucchiaiata di porcini cotti.
Arrotolate stretto e se non vi fidate chiudete gli involtini con un paio di stuzzicadenti.
Scaldate una padella con un cucchiaio d'olio e rosolate gli involtini in modo che il capocollo si abbrustolisca bene e si sigilli.
Aggiungete il resto dei porcini strizzati e continuate a rosolare. Sfumate con il vino e rigirate gli involtini, fate asciugare cuocendoli per circa 7 minuti. Se il liquido non dovrebbe essere abbastanza aggiungete un goccio d'acqua tiepida man mano.
Servite caldi col formaggio filante e buon appetito!



martedì 9 settembre 2014

Capocollo di Calabria DOP - alcune notizie sui salumi calabresi

Sempre a proposito dei salumi DOP e IGP il secondo salume di cui quest'anno ISIT mi ha incaricato di occuparmi e' il Capocollo di Calabria DOP.

La Calabria annovera fra i suoi tesori artigianali alcuni dei salumi più interessanti della tradizione italiana per noi amanti del piccante e del peperoncino: basti pensare alla più famosa Soppressata, simbolo di calabresità a livello internazionale :)

Sono anche alcuni fra i salumi più antichi, se ne hanno notizie infatti fin dalla colonizzazione greca delle coste ioniche, in età romana, per poi avere notizie più dettagliate intorno al Settecento, con descrizioni della lavorazione e conservazione.
Le spezie principali vedono pepe, finocchio e sale in proporzioni sapienti, arricchiti da peperoncino e crema di peperone, da coltivazioni locali. I salumi vengono poi insaccati in budello naturale.

I maiali provengono da allevamenti locali e vengono nutriti con orzo, mais, ceci, ghiande e favino, che ho scoperto essere una varieta' di fave utilizzate principalmente come foraggio.

La particolarità del clima montano calabrese in cui i salumi vengono stagionati tra i 30 e 100 giorni, conferiscono sapore e ricchezza nel gusto.

Come ho gia' dichiarato piu' volte pubblicamente, preferisco i salumi agli insaccati, sebbene il salame sia uno sfizio che mi tolgo purtroppo un piu' spesso di quanto dovrei...
Forse l'idea che partendo da un muscolo intero si riesca a rifilare meglio il grasso mi fa sentire meno in colpa.. :)
Ad ogni modo salumi interi e insaccati si dividono in due categorie:

Salumi crudi stagionati

- Stagionati a partire dal muscolo intero (prosciutto crudo, speck, ecc...)
- Stagionati a partire da un impasto di carne scelta, macinata e insaccata (salami)

Salumi cotti

- Cotti a partire dal muscolo intero (prosciutto cotto)
- Cotti a partire da un impasto di carne scelta, macinata e insaccata (mortadella, zampone, ecc...)


Il Capocollo di Calabria DOP, che sarà protagonista della prossima ricetta, è un salume che mi piace particolarmente. Si presenta con forma cilindrica, avvolto in pellicola naturale, legato a mano in forma avvolgente con spago naturale. Ha un colore roseo o rosso più o meno intenso ed un sapore delicato che si affina con la maturazione.
Il Capocollo è preparato utilizzando le carni della parte superiore del lombo dei suini, disossato e quindi salato a secco o in salamoia, con sale da cucina macinato. Alla salatura, che dura da quattro a dieci giorni, seguono il lavaggio con acqua e aceto di vino, la pressatura e l’aggiunta di pepe nero in grani.
Avvolto in diaframma parietale suino e legato in senso avvolgente, con spago naturale, viene stagionato per non meno di cento giorni.

Potete scaricare a questo link il Disciplinare di Produzione per sapere come il Capocollo di Calabria DOP viene prodotto e quali regole devono rispettare i produttori per avere un prodotto sempre all'altezza della qualita' DOP. 

Si consuma normalmente affettato, con il pane caldo è la morte sua.. coi sapori conterranei si abbina perfettamente: il caciocavallo silano è la scelta migliore.
Si puo' consumare anche con i funghi porcini, i pomodori secchi e le verdure sottolio, il tutto annaffiato con vino rosso, possibilmente calabrese e DOC :)

Prova la mia ricetta con il Capocollo di Calabria DOP!



Per ulteriori informazioni potete rivolgervi al CONSORZIO DI TUTELA DEI SALUMI DI CALABRIA A DOP - www.consorziosalumidicalabriadop.it

giovedì 4 settembre 2014

Bocconcini di Bresaola Valtellina IGP e fichi ai due caprini





Della Bresaola della Valtellina IGP vi ho gia' parlato l'anno scorso, proponendovela come ripieno per dei ravioli a base di grano saraceno.

Amo particolarmente questo salume, magro e adattissimo alla dieta, ma saporito e stuzzicante!
Ad essere proprio oneste questa ricetta non è prettamente da dieta ma è buona ed è uno dei miei assi nella manica tra le ricette da buffet: questi bocconcini sono i primi ad andare via!


La bresaola sta molto bene anche coi fichi secchi, ma siccome siamo in stagione evviva settembre e i fichi freschi e succosi a volontà :)


Per maggiori informazioni sulla Bresaola e sul Bresaola Festival, potete contattare il Consorzio per la Tutela del Nome Bresaola della Valtellina.


ingredienti:
una decina di fichi scuri di grandezza media
una confezione di caprino morbido (di capra, non vaccino!)
una confezione di buche de chèvre semistagionato
la buccia di mezzo limone non trattato
una cucchiaiata di pinoli
venti fette non troppo sottili di bresaola della valtellina
aceto balsamico, sale, pepe, un cucchiaino di miele

Lavate ed asciugate i fichi, tagliateli a metà.
Amalgamate il caprino morbido con una forchetta e aggiungete la scorza grattuggiata del limone. Salate e pepate, assaggiate per aggiustare. Aggiungete i pinoli tritati grossolanamente e mescolate.
Accomodate le fette di bresaola ripiegandole su se stesse, formando dei nastrini.
Affettate il buche de chèvre a fettine alte un centimetro e conditele con una goccia di aceto balsamico al centro della fetta.
Con due cucchiaini formate delle palline di composto di caprino grandi come una nocciola e adagiatele sulle metà di fico, avvolgetele con i nastrini di bresaola e mettetele sulle fette di chèvre.
Terminate facendo colare un nastrino di miele intiepidito sui bocconcini prima di servire.

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